5 profili Instagram che non mi fanno arrabbiare

Io odio Instagram, c’è da dirlo. Non pubblico una foto dal 21 gennaio 2017 perché niente mi ha colpito in modo tale da voler condividere la sua unicità con qualcuno. Anzi. Anzi a dirla tutta provo proprio piacere a vivere un momento bellissimo e non tirar fuori il cellulare per immortalarlo e farlo vivere agli altri. Ma questa è una mia paturnia, e accetto il fatto che non per tutti sia così.

C’è un odio più razionale, fatto di noia per le foto di pranzi, per i boomerang dei brindisi, per le foto sorridenti in posti bellissimi. Nelle stesse pose.

 

 

In tutto questo caos di facce piallate dai filtri bellezza per rispondere ad aspettative create da altre foto false (“Nel 2017 la Royal Society for Public Health fece un sondaggio sugli effetti negativi che Facebook, Snapchat, Twitter, YouTube e Instagram avevano sugli utenti tra i 14 e i 24 anni. Instagram era il social media che secondo gli intervistati aveva su di loro le peggiori conseguenze: in particolare sulla loro FOMO -“Fear Of Missing Out”, la paura di essere esclusi da qualcosa che sta succedendo- sulla percezione del proprio corpo e sul loro sonno -> da un articolo del Post che spiega meglio ciò che voglio dire), di famiglie sorridenti e baciate dal sole che non cedono mai, neanche per un istante, al tedio e ad eventi negativi (e questa influencer che di Instagram ci vive lo ha scritto proprio bene), a questo scempio di bambini dati in pasto ai follower come mascotte qualsiasi, (qualcuno ha detto Clio Makeup? Dio, quanto odio Clio Makeup) però, credo sia possibile trovare un rimedio.

Come scriveva Calvino, il secondo modo per sfuggire all’inferno dei viventi è “cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio“. E allora ecco la lista dei 5 profili che non mi fanno incazzare appena apro Instagram per vedere che fanno i miei amici, che è forse l’unico motivo per cui non ho disinstallato l’app dal telefono.

Numero Uno: Abstract Sunday

 

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Yum.

Un post condiviso da Christoph Niemann (@abstractsunday) in data:

Ok, qui c’è del genio. Lui è uno degli illustratori delle copertine del New Yorker, l’ho scoperto attraverso la puntata a lui dedicata nella serie Abstract, su Netflix (che se siete appassionati di creatività vi consiglio di recuperare). Pubblica foto dei suoi lavori, in particolare ha questa dote di reinterpretare la realtà partendo da un oggetto qualsiasi. Consigliatissimo.
Probabilità di arrabbiarsi: surreale.

Numero due: Damien Kempf

 

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Manhunter [Beinecke Library, MS 229, 13th c.] #rabbit #medieval #hunting #middleages #marginalia #manuscript #medievalart #illustration #montypython

Un post condiviso da Damien Kempf (@damien_kempf) in data:

Lo conosco da poco, ma mi fa divertire molto. È un appassionato di manoscritti medioevali, da cui riemerge con queste stranissime illustrazioni di mostri bizzarri e situazioni assurde. Qualcosa che non si vede tutti i giorni.
Probabilità di arrabbiarsi: fandonie!

Numero Tre: Eduardo Gomez

 

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Colors and Shapes from Mexico for #WHPshapes

Un post condiviso da Eduardo Gómez (@eddga) in data:

Bienvenidos a Mexico! @Eddga è un fotografo latinoamericano che posta foto del suo paese, il Messico. Esplosioni di colore nel proprio feed, e sogni di paesaggi lontani (ma senza la retorica del “che bella vita facciamo qui”). Sconsigliato solo se vi impressionano i teschi finti: sono parte della cultura -e quindi mascotte- del luogo.
Probabilità di arrabbiarsi: nada de nada

Numero Quattro: Treccanigram

 

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«Le scogliere madreporiche si trovano sulla costa di alcune terre continentali o insulari a formare una specie di cintura, di larghezza assai varia, in immediata continuazione della costa, specialmente nei punti ove questa discende a ripidissima scarpata o a picco. L’etimologia di “madrepore” è incerta: secondo alcuni il nome deriva da mater “madre”, secondo altri da μαδαρός calvo, “liscio” e πόρος “poro”. Questo termine fu usato per la prima volta da Ferrante Imperato, che riconobbe la natura animale di questi esseri.» Dunque, se state andando al mare, occhio ai pesci farfalla nelle barriere coralline. E buone vacanze! Il testo è tratto dalla voce “Madrepore” della «Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere e Arti», scritta da Vincenzo Baldasseroni e Rosina Zuffardi Comerci. L’immagine è uno scatto dal volume «Acquerelli e illustrazioni della grande Treccani».

Un post condiviso da Treccani (@treccanigram) in data:

Forse il profilo che meno ti aspetti. Eppure la Treccani è sbarcata sul social più alla moda del momento, e lo ha fatto in grande stile e senza snaturarsi: regalando pillole di cultura giorno dopo giorno con i suoi post, e facendo accostamenti bizzarri nelle proprie stories: le parole della lingua italiana sono infatti raccontate attraverso i testi dei cantautori indie (se Calcutta, Carl Brave e Ghali possono ancora definirsi così). Non posso spiegarvi oltre: seguitelo e capirete di che parlo.
Probabilità di arrabbiarsi: Tommaso Paradiso

Numero Cinque: Postcards From Italy

Fotografie di un’Italia che non c’è più. Niente a che vedere con la canzone dei Beirut, questo profilo pubblica foto di vere cartoline mandate dall’Italia nel corso degli anni, con estratti delle loro didascalie originarie. Una bella idea, dite? Grazie, perché l’abbiamo avuta in coppia io e la mia ragazza. Seguiteci se volete darci una mano, e diminuire le probabilità che abbandoni Instagram.
Probabilità di arrabbiarsi: solo per gli impazienti, pubblichiamo poco!

 

Ok, la mia lista finisce qui, ma sono curioso di sapere i profili per il quale secondo voi Instagram è un bel posto da abitare. Me li scrivete nei commenti? Sono curioso di vedere cosa esce fuori!

 

A chi potrebbe interessare?
Questo è il blog di Davide Battisti, narratore nella veste di giornalista e copywriter: in poche parole uno che scrive per lavoro. Anche se nella vita parlo sempre meno, mi occupo e appassiono di comunicazione. Potete conoscermi un po’ meglio attraverso i miei profili: professionale (https://www.linkedin.com/in/davidebattisti/) & privato (https://www.facebook.com/davidelo).