Alla fine hai vinto tu, Valeria di Foodora

Era da tempo che volevo scrivere questo articolo per criticare Foodora. Le motivazioni sarebbero molteplici: se volessimo farne una questione generale potremmo partire dalle condizioni contrattuali applicate ai propri lavoratori, e alla simpatica politica di licenziare i dipendenti dissidenti (nello specifico: una retribuzione che è passata dal fisso orario al cottimo, un sistema di classifiche che premia chi rischia di più la salute correndo per strada, e la mancata fornitura degli strumenti necessari, bici e telefono, e di un’assicurazione per gli stessi*[leggere al fondo]). Ma sorvoliamo: questo non è un blog che si occupa di lavoro. 

 

Ciò che vorrei puntualizzare è che già allora Foodora la ebbe vinta su di me: “Non ordinerò più con loro!“, tuonai subito allo scoppio del caso. Neanche a dirlo, poche settimane dopo ecco che la pigrizia domenicale vinse sui principi morali, e che un povero fattorino si dovette fare il viaggio in bici per consegnarmi la cena. Me ne vergogno, ok. Però da allora cerco di rimediare offrendo la mancia a chi si palesa alla porta, e non ordinando consegne quando piove: “che almeno loro non ci rimettano“, mi dico (e sì: è scorretto che sia il consumatore finale a dover deliberatamente decidere della retribuzione del fattorino, che nulla ha a che vedere con la qualità del servizio. Siamo tutti d’accordo: è lavoro e non carità). Questo fa di me un ipocrita? Può darsi. Ma questo non è neanche un blog di autoanalisi, per cui andiamo oltre.

 

La seconda vittoria l’ha avuta Valeria, l’addetta alle comunicazioni dell’azienda tedesca. Non so se Valeria esiste davvero o è un’entità generata dalla rete tipo Doretta di MSN o il Movimento 5 Stelle, fatto sta che da un annetto mi manda via email novità settimanali e promozioni che reputa interessanti per me. Tipo la sua intervista a un macellaio vegano o la vera ricetta della carbonara, secondo una nonna romana.

 

E io me li leggo – perché insomma, mi piace mangiare – ma mi chiedo al tempo stesso se Valeria nel mentre si prende appunti dei miei comportamenti. Viviamo nel tempo dell’email marketing, esiste cioè la possibilità per chi invia contenuti a un’altra persona di tracciare le azioni del destinatario per registrare le sue preferenze. Per cui Valeria potrebbe sapere che ho letto due volte la sua intervista al maestro della porchetta e che invece non ho mai aperto la mail dal titolo “5 esperienze culinarie da fare a Bangkok“, perché non pianifico viaggi nel breve periodo. Sulla base di queste informazioni poi Valeria dovrebbe adeguare le sue nuove comunicazioni nei miei confronti per fornirmi un servizio personalizzato.

 

“Ciao Davide, stiamo preparando la tua porchetta <3”

 


Eppure
, nell’era dei big-data e della psicografia (la creazione di profili tipo di consumatore), Valeria sembra deliberatamente ignorare i miei gusti. Da quando utilizzo Foodora credo di aver ordinato tutto il junk food disponibile nel mio quartiere. Pizza, pizza, pizza, hamburger, hot dog, pizza, messicano, pizza, polpette, pizzaaaaahh

 

 

E di tutta questa galassia di trigliceridi, cosa va a propormi Valeriona con una promozione speciale?

 

Una newsletter di Foodora a tema sushi
Sushi, maledizione

 

No Valeria, no! Non è questa la mail giusta per me! Hai tutti i miei dati di acquisto, sai quali tue mail leggo e conosci le tonnellate di pizza che mangio: perché mi fai questo? Queste tue promozioni sono un colpo al cuore: prima mi illudi con i 5€, e poi mi trafiggi con le bacchette? Proprio a me che lamento così sul mio profilo i brutti tempi in cui viviamo?

 

Intanto in Giappone un ragazzo vorrebbe solo ingozzarsi di sushi, ma è trascinato dagli amici modaioli a mangiare la pizza

Pubblicato da Davide Battisti su mercoledì 18 marzo 2015

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Vi ho riportato qui soltanto un esempio di mail, ma vi assicuro che per tutto questo tempo ho ricevuto da Foodora solo offerte per sushi & sashimi, e mai una bella pizza. Io rimanevo della mia posizione, rinunciando alle palline di alghe e riso, e Valeria della sua, non inviandomi nient’altro. Credevo che avrebbe ceduto, prima o poi. Credevo che le 5 stelle inviate come recensione dopo il buon servizio sarebbero servite a qualcosa, a dare una smossa. Mi sbagliavo: alla fine chi si è piegato sono stato io.

 

Ieri sera, dal nulla, ho ordinato sushi con la mia ragazza. E mi è pure piaciuto.
Questa battaglia l’hai vinta tu Valeria, goccia dopo goccia, come la miglior esponente del marketing persuasivo e dell’induzione dei bisogni nel consumatore. Sono sicuro che vorrai dedicare questa tua vittoria a tutti quelli che “i vecchi media fallivano nello sparare comunicazioni sul mucchio, adesso possiamo mandare comunicazioni mirate massimizzando l’efficacia dell’investimento“. Sei una della vecchia scuola, eh Valeria? Vuoi far credere a noi esperti del marketing di aver vissuto in una bugia tutto questo tempo, vero? Sei una paladina della serendipità, una che non vuole limitare la scelta dell’utente, ma combatte per fargli provare qualcosa di nuovo, per ampliare gli orizzonti? Sei fortemente avversa alle filter-bubble, alle nostre bacheche social che finiscono per mostrare solo ciò che ci piace, e ci portano ad avere nostalgia del passato e paura del diverso, vero? Ti piace arrotolare pesce e riso e alghe per creare combinazioni sempre nuove da tuffare in salsa di soia, salata come le lacrime che versiamo ad ogni tua nuova mail?

Brava.
Ma adesso per favore fammi uno sconto sulla prossima pizza, che qui abbiamo fame.

***Ho ricevuto una risposta da Foodora al riguardo, e la pubblico qui per correttezza, non trovando in rete informazioni più precise e non essendo questo il tema dell’articolo lascio a voi stabilire quale sia la versione corretta. Sono giorni caldi perché sta per arrivare la sentenza del tribunale di Torino sulla causa dopo il licenziamento dei 6 riders -> info

La risposta di Foodora sul tema delle assicurazioni

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