Due minuti d’odio

Da qualche giorno sono in ferie, e oggi in un momento di nullafacenza mi sono trovato a girare per Instagram. Sono finito sulla pagina di Graziano Pellè. Potreste ricordarvi di lui per due ragioni:

  • ha sbagliato un rigore ai campionati Europei di calcio nel 2016, contribuendo così all’eliminazione della nazionale italiana
  • è un bel ragazzo

Graziano Pellè con la ragazza

 

(La seconda è il motivo per cui mi trovavo sul suo profilo: tutto nasce da una discussione con la mia ragazza su quali modelli darsi per il proprio aspetto fisico. Sì, da settembre mi iscrivo in palestra)

È altrettanto comprensibile che voi non conosciate Pellè, o che ormai vi siate dimenticati di lui. Anche il tifoso più acceso dovrebbe aver sostituito alla delusione per l’eliminazione dell’Europeo 2016 quella per l’esclusione al Mondiale 2018. Eppure, visitando per caso il suo profilo mi sono reso conto che non è così.

Happy anniversary angelo 👼 ❤️👸🏼 #6years #happiness #family #love

Un post condiviso da Graziano Pellè (@gpelle19_official) in data:

28 luglio. Pellè pubblica una foto con la fidanzata mentre celebra i 6 anni trascorsi insieme. Un bel momento, che poco ha a che vedere col calcio, da condividere con chi gli vuole bene, tipo i propri fan. Peccato che tra i 462mila follower del calciatore non tutti possano essere appellati così:

Ecco dunque che in mezzo a tanti auguri sbuca anche un bell’ “ammazzate“, da parte di Tommaso.

Ok Tommy, magari ti eri scordato di togliere il “segui” dal suo profilo, peccato: fallo adesso, visto che la visione di lui felice ti irrita così tanto da augurargli la morte.
O magari no, posa direttamente quel telefono ed esci a socializzare, perché forse non sei adatto a convivere in società, se devi sfogare la tua frustrazione su una persona felice.

uno screenshot di "bello giocare a calcio e guadagnare come uno stronzo, vero?"Poi c’è chi invece probabilmente segue appositamente Pellè per rinfacciargli la sua fortuna: “ah, sei riuscito a fare quello che volevi nella vita eh?! Brutto stronzo, pentiti!“.
Questo ricade sotto la categoria di hater, qualcuno che tiene il like volontariamente a una persona che disprezza per manifestarglielo ad ogni occasione.

Allo stesso modo figura chi “non perdona”:

"Siamo ancora incazzati con te per il rigore"

Dei “non-milanisti” ci tengono a far sapere a Pellè che no: non l’hanno ancora perdonato. E da qui alla minaccia intimidatoria, il passo è breve.

Adesso io non sono uno della scuola per cui è necessario rispondere agli insulti. Sono fermamente convinto che la regola numero uno di internet come nella Terra di Mezzo e Hogwarts sia Non dare da mangiare ai troll (Don’t feed the trolls, nella versione originale). Se ignori una persona che vuole essere notata gli dai il massimo dispiacere, e questa è la stessa linea che segue Pellè, probabilmente intento a godersi i 16 milioni di Euro annui che ha di contratto. Alla faccia di chi mi vuole male, come si dice in gergo.

Eppure che al mondo ci siano persone con questo rancore dentro mi spaventa. Spaventa che internet non sia diventato il luogo che ipotizzava Warhol, con i 15 minuti di celebrità citati in quasi ogni articolo a tema social network, ma quello dei due minuti di odio di 1984.

Come potete vedere nel filmato qua sopra, i due minuti di odio sono la valvola di sfogo del grande regime totalitario preconizzato da George Orwell in seguito alla Seconda Guerra Mondiale nel suo romanzo più celebre, 1984.

Quello che i cittadini identificano come il nemico principale non fa altro che dire loro la verità: siete tenuti sotto controllo da un partito che vi fa lavorare fino alla morte e vi priva di ogni libertà. Le sue parole non arrivano neanche a destinazione, sommerse dagli insulti di quegli stessi cittadini che lo identificano come la causa di ogni loro male. Dividi et impera, insomma: dai loro un nemico per distarli, e non fargli capire da dove arrivano i loro fallimenti.

Non credo che Pellè rivesta questo ruolo di profeta non ascoltato, nè che il calcio sia il territorio ideale per farsi un’idea della società, mi fa solo strano pensare che due anni dopo una persona a cui Graziano Pellè proprio non piace possa prendersi la briga di andare sotto il suo profilo per insultarlo, e non sono più così convinto che voltare la testa dall’altra parte possa incoraggiarli a smettere. O almeno, le ultime elezioni ci dimostrano che non è proprio così.

Soluzioni?

 

P.s.
Sono andato a vedere il profilo del Tommaso che ha scritto “ammazzate”: è un ragazzino di terza media. È un motivo valido per non dargli alcuna importanza, o proprio per questo dovremo fare estrema attenzione?

A chi potrebbe interessare?
Questo è il blog di Davide Battisti, narratore nella veste di giornalista e copywriter: in poche parole uno che scrive per lavoro. Anche se nella vita parlo sempre meno, mi occupo e appassiono di comunicazione. Potete conoscermi un po’ meglio attraverso i miei profili: professionale (https://www.linkedin.com/in/davidebattisti/) & privato (https://www.facebook.com/davidelo).