Il tramezzino: una cosa a tre

Non me ne vogliano i veneti, che se la menano con questo discorso dei tramezzini più buoni. Sono toscano e abito a Torino, forse non sono la persona giusta per redarre una guida alla realizzazione del tramezzino perfetto, ok. Però ho ottenuto ottime recensioni per i miei pranzi al sacco, negli ultimi giorni alcuni colleghi mi hanno chiesto quale fosse il mio segreto per questa semplice preparazione, e sempre di recente ho scoperto che proprio nel capoluogo Sabaudo ha avuto i natali questo paradisiaco triangolo di felicità: la famiglia Nebiolo portò con se’ un tostapane a Torino, di ritorno dalla propria esperienza di migranti a New York. Dall’utilizzo di quello stesso pane non tostato e con burro e acciuga in mezzo, nel 1926, nacque quel panino atipico che di solito facciamo sparire in tre morsi nelle nostre pause, presi dalla fame.

 

tramezzino al salmone
Not my picture: questa purtroppo non è una mia foto (sigh)

 

Tre morsi, tre lati di un triangolo rettangolo, tre elementi che compongono la perfezione: prima di Padre, Figlio e Spirito Santo, di Paradiso, Purgatorio e Inferno, di Pompeo, Crasso e Cesare, di Basso, Chitarra e Batteria. Bando alle ciance, e vediamo perché il numero 3 è così importante nella preparazione del tramezzino.

Metteteci:

 

1. La Sostanza

tramezzini veneti
Saremo noi a mangiare te, stolto

O consistenza, chiamatela come volete: il primo elemento da prendere in considerazione è l’alimento incaricato di dare spessore al nostro tramezzino. Possono funzionare carciofi, peperoni, kiwi, uova sode, melanzane o zucchine grigliate, fontina, tonno… alimenti che richiedano una moderata masticazione prima di essere ingeriti. Li nomino per primi perché sono la base su cui poggeremo tutto il resto. Almeno a livello teorico, perché nella realtà la prima cosa che va a contatto col pane è un’altra:

 

2. La Cremosità

 

Maionese, formaggio spalmabile, una salsa al pomodoro, insalata capricciosa e… sbizzarritevi, ma sceglietene sempre soltanto una! Servirà a inumidire leggermente il pane, favorire la masticazione, amalgamare meglio i sapori in bocca, rinfrescare pure la lingua e il palato. Che volete di più? Su: prendete un coltello e spalmate. Quella che rimane sulla lama si può leccare, ma senza farsi vedere.

 

3. Il Sapore

tramezzino bello pieno
Non ho idea di cosa ci sia qua dentro

 

Grazie tante, direte voi. Eh no, è qui che vi sbagliate. Non si può lasciare al caso. Avete messo la base, l’avete rileccata con una crema, e ora dovete dargli il colpo di grazia. Prosciutto crudo, cotto, mortadella? Grana? Pancetta, acciuga, pomodori secchi, gorgonzola, funghi porcini. Sì, questo in genere è il momento in cui arriva l’acquolina. Sono tutti sapori umami, quel gusto che hanno inventato i giapponesi ed è proprio una roba a parte sulla vostra lingua. È rotondo, completo, avvolgente, vi dà una scossa se non ci state attenti. A me fa quell’effetto strano stile donna-incinta per cui penso a uno di questi alimenti e posso tenermi la voglia pure per due giorni di fila, finché non lo mangio. Ma non divaghiamo: sceglietene uno solo per il vostro tramezzino o rischiate di far cozzare un gusto con l’altro (salvo alcune eccezioni, che vedremo più avanti).

 

Il segreto (o regola aurea)

Riempite. Quel. Tramezzino. Deve strabordare.
Non siate tirchi con gli ingredienti: come potrà mai farvi male qualcosa racchiuso tra due innocue, soffici fette di pane bianco?
È così piccolo, così innocente…

 

Christian De Sica mangia e dice delicatissimi

 

Il tre in realtà non è sempre un tre:

Ebbene sì, vi ho mentito. Non necessariamente troverete tre alimenti diversi dentro al vostro tramezzino. Perché? Perché il gorgonzola per esempio è sia cremoso che consistente, che saporito, e allora può occupare più di una posizione: io per esempio lo accompagno col salame piccante, che in genere ha anche lui una consistenza bella densa e una punta di piccantezza più severa. Lo stesso si dica per il Grana o il Parmigiano, consistenti al punto giusto, e pure saporiti: una pancetta dolce e un velo di maionese possono accompagnare solo. Oppure un po’ di rucola, se vi sentite salutari.

Si può giocare con gli ingredienti, sperimentare e vedere che esce fuori. La domanda che più spesso mi è stata fatta è: ma dove la trovi la fantasia? Ecco la risposta ancora non ce l’ho. Anzi è una delle poche occasioni in cui guardarsi l’ombelico è la reazione adatta: per me è tutta una questione di pancia e di golosità. Perdo la dignità davanti ai buffet, non so mai con che alimento finire: ancora un po’ di pasta, no, di porchetta, anzi, due crostini… A forza di alternare mischio sapori, accendo sinapsi. L’unico consiglio che mi sento di darvi è mangiate tutto quello che vi va: sperimentate!

 

 

Già che ci sono vi lascio tre dei miei tramezzini preferiti, e un piccolo segreto: di recente al supermercato PAM ho trovato dell’affettato di verdura in vaschetta. Penso sia una soluzione per vegani malinconici che rimpiangono la forma e la praticità dell’affettato (ecco, io penso che il motivo per cui non potrei mai diventare vegetariano sia proprio il prosciutto), fatto sta che è buono e davvero comodo: NON SOSTITUIRÁ MAI LA VERDURA VERA ma ecco, valutate se inserirlo nei vostri tramezzini per velocizzare la serata.

Dicevamo:

1 – Modena party
Mortadella, crescenza, peperoni grigliati sottolio.
Qui ho scelto la crescenza perché la maionese sarebbe andata a coprire la mortadella, il Philadelphia invece mi stonava un po’. Scolate bene i peperoni prima di metterli nel tramezzino, o gocciolerà dappertutto.

2 – Avanzo di rosticceria
Pollo, pomodoro, maionese, lattuga
Niente di trascendentale, ma poniamo il caso che vi sia rimasto del pollo arrosto da un ordine in rosticceria, freddo dal frigorifero, con zero voglia di scaldarlo: nessun problema. Schiantatelo tra due fette di pane morbido dopo averlo sfilacciato (se mettete anche la pelle siete dei veri professionisti) e dateci dentro di maionese, che ne avrete da masticare.

3 – Continuiamo a farci del male
Burro, salame
Che altro vi devo dire? Che le coronarie vi ringrazieranno? Che il dottore verrà a brindare con voi? No, ma minchia: mettetelo in tavola alle vostre feste con gli amici. Vedrete come vi guarderanno con gli occhi lucidi. E non sarà un sintomo d’infarto.

 

Il resto l’ho disseminato qua e là nell’articolo. Adesso dateci dentro, e fate in modo che la fame che mi è venuta a scrivere questo articolo non sia giunta invano.

A presto, D.

 

P.s. come sempre lasciatemi le vostre idee nei commenti, che qua siam sempre pronti a mangiare novità

 

A chi potrebbe interessare?
Questo è il blog di Davide Battisti, narratore nella veste di giornalista e copywriter: in poche parole uno che scrive per lavoro. Anche se nella vita parlo sempre meno, mi occupo e appassiono di comunicazione. Potete conoscermi un po’ meglio attraverso i miei profili: professionale (https://www.linkedin.com/in/davidebattisti/) & privato (https://www.facebook.com/davidelo).