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Tre app da sostituire ai social network per vivere felici

Perché lo sappiamo che è così. Non hai niente da fare, tiri pigramente su il tuo telefono e inizi a scrollare le bacheche dei social network a cui sei iscritto. Sempre più passivamente, fino al punto in cui le storie di Instagram vanno avanti da sole, senza neanche la necessità di premere un dito. E la sensazione di essere inutile scivola lentamente dentro di te. Guarda: tizio in Costa Smeralda, guarda: l’ennesima polemica sul rutto del politico, guarda: una notifica… oh, è un evento di cui non mi interessa.

Eppure i social network le provano tutte per tenerti lì incollato: con le scariche di dopamina (ormone del piacere) ogni volta che ricevi una notifica, moltiplicando le iconcine rosse che attirano la tua attenzione e che devi toccare se vuoi mandare via, raffinando gli algoritmi per mostrarti solo post che ti interessano, o che perlomeno ti portano a interagire, o anche solo colorando sempre più le loro icone sulla schermata iniziale del tuo telefono per invogliarti ad aprirle.

Insomma, i social network sono il male e bla-bla-bla: se hai aperto questo articolo lo sai già da solo. Ma cosa possiamo farci? Oggi voglio basarmi sulla teoria per la quale il modo migliore di cambiare un’abitudine è sostituirla con un’altra, quindi ti suggerirò tre applicazioni da posizionare là dove prima avevi Facebook, Instagram e Twitter (o Linkedin, o Tumblr, o Reddit… la scelta è ampia).
Pronti? Via!

Quora, per scoprire fatti nuovi e guadagnare

Ok, con questa forse ho barato, perché alcune dinamiche social le ha anche questa app. Quora è una forma evoluta di Yahoo Answer. Ci sono persone che fanno domande, di qualsiasi tipo, e persone che rispondono. La parte interessante che la differenzia da Yahoo Answer è il livello mediamente più alto delle risposte (almeno per la parte inglese, dove la comunità è più numerosa e attiva).

Risultati immagini per quora

Ai tempi dell’arrivo in Italia la piattaforma prometteva grandi cose perché annoverava tra i suoi iscritti personaggi del calibro di Barack Obama, a cui si poteva chiedere di tutto. Ad essere sinceri però non sono stati molti i nomi noti a seguirlo, e il vero interesse che riveste l’app al giorno d’oggi è la possibilità di entrare in contatto con molti specialisti in vari ambiti, e ricevere ogni giorno una newsletter basata sui nostri interessi con fatti interessanti e curiosità che mai ci verrebbe in mente di cercare. Un po’ come sfogliare un numero di Focus, insomma.

Il mio consiglio è di aprire il proprio profilo sia sulla versione inglese che in quella italiana. Da quella inglese potrete leggere (e se vi sentite benefattori tradurre) le risposte più interessanti, o porre i vostri quesiti con la certezza di ricevere almeno una risposta di alto livello. Su quella italiana potreste contribuire alla crescita della comunità mettendo in campo le vostre competenze.

Vi dirò di più, c’è anche la possibilità di guadagnare: Quora invita i suoi utenti più attivi al Programma Partner, e li ricompensa per quanto sono visualizzate le domande che pongono alla comunità (meccanismo strano, a dire il vero, perché se volessi incoraggiare la creazione di contenuti interessanti sarei più portato a premiare chi scrive risposte che chi fa domande, ma avranno fatto i propri conti!).

È un’ottima app per scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo, e risolversi dubbi per il quale non si saprebbe dove altro chiedere. Come per tutte le attività online, ricordatevi di definire da subito il numero di mail che volete ricevere, o relative notifiche.

Vi lascio qui un paio di risposte che ho dato, come esempio, e il mio profilo se voleste seguirmi 🙂

Audible, per ottimizzare gli spostamenti

Audible è una piattaforma di proprietà di Amazon per l’ascolto di audiolibri e podcast. Funziona in modo molto simile a Netflix, si paga una quota mensile di 9,90€ (divisibile in un massimo di 10 dispositivi in contemporanea), e si può accedere a un vasto catalogo di audiolibri da ascoltare in tutta comodità. Raccontando ai miei amici la mia esperienza si sono tutti incuriositi, e con alcuni abbiamo iniziato a dividere l’abbonamento, ecco alcuni dei dubbi che mi hanno posto:

Ma non è che poi ti distrai? Ho paura di dover stare concentrato e non riuscirci!

Io lo utilizzo principalmente negli spostamenti, nella mezz’ora di camminata e metro che mi separa dal lavoro alla mattina (la sera sono troppo stanco per mettermi all’ascolto, lo confesso). Ho i miei pensieri per la testa, ma per l’appunto finché non apro un social network riesco a seguire il filo del discorso anche guardando le altre persone o le vetrine. Un altro momento di utilizzo è durante le faccende domestiche, pulizia della casa, cucina, lavanderia… insomma, ottimo per le attività ripetitive e a basso contenuto di impegno.

Ma è la stessa cosa di leggere un libro? Non ti perdi qualcosa?

Perdi la possibilità di tornare indietro facilmente a rileggere un passo che ti aveva colpito (anche se puoi utilizzare i segnalibri e muovere il cursore della barra liberamente per tornare indietro), ma se l’attore che legge il libro è veramente bravo guadagni tutta la sua interpretazione. Per esempio a me è capitato di sentire Lamento di Portnoy letto da Luca Marinelli, e come sempre è stata una grande performance!

Che differenza c’è con Storytell?

Fondamentalmente il catalogo: quando erano arrivati in Italia Storytell si era concentrato sui titoli appena usciti, e Audible con i classici e le saghe (di Harry Potter, de L’Amica Geniale…). Ad oggi mi sembra che entrambi i servizi abbiano ampliato il proprio catalogo tirando dentro un po’ di tutto, per cui la scelta è davvero un fattore di gusto.

Pinterest, per trovare l’ispirazione

Pinterest è per me una piattaforma per trovare ispirazione: una sorta di motore di ricerca immagini alternativo dove puoi cercare un termine e seguirne sviluppi e declinazioni. C’è chi sostiene che anche questo sia un social network, ma non mi pare che le dinamiche di comunità siano così spinte da poterlo classificare come tale.

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È una moodboard, dove con questo termine si intende nella moda e in generale nei mestieri creativi una bacheca in cui si mettono le immagini che caratterizzano il concetto che abbiamo in mente. A me ricorda molto anche l’album delle figurine: dentro la app si possono creare delle raccolte con le immagini che ci piacciono di più, e fuori dalla app si possono utilizzare le “Pin“, delle “spillette” immaginarie con cui immaginiamo di affiggere le foto che incontriamo sul web nella nostra bacheca, e salvarle così nelle nostre raccolte.

È molto più evoluto e raffinato di una ricerca immagini su Google, e offre la possibilità di salvare e organizzare tutto. In più non ha la costante vena promozionale di Instagram, alla quale immagino potreste sostituirlo nelle vostre pause senza sorbirvi gli sproloqui degli influencer (del mio odio per Instagram vi avevo già parlato, se ricordate, e di come usarlo in modo un po’ migliore).

E per tutto il resto?

Per tutto il resto provate a visitare la pagina web di un quotidiano invece di scrollare la bacheca di Facebook, o ad alzare il telefono e chiedere ai vostri amici come stanno, invece di guardare le loro storie Instagram, oppure aprire un blocco note e scriverci su i vostri pensieri. Provate a sfuggire alla ricerca del “mi piace” come soddisfacimento dell’ego, o dell’invidia da vita altrui guidata da un algoritmo.

Se proprio non ce la fate, sappiate che esistono metodi per limitare autonomamente il tempo che passate sui social network dal telefono: da Appblock, che come suggerisce il nome blocca per determinati periodi di tempo le applicazioni scelte, come ad esempio i social network, ad AppOffTimer, che sospende l’utilizzo delle applicazioni passato un certo minutaggio, ad altre che ti presentano un report del tempo passato sulle app ogni giorno, per metterti di fronte alle tue responsabilità, come Your Hour. Senza dimenticare che funzioni di questo tipo esistono già dentro sistemi operativi, come iOs che permette di impostare limiti di tempo all’utilizzo delle applicazioni.

Insomma le soluzioni per allontanarsi momentaneamente dai social sono tante e credetemi, il vostro umore ne beneficerà.

A chi potrebbe interessare?
Questo è il blog di Davide Battisti, narratore nella veste di giornalista e copywriter: in poche parole uno che scrive per lavoro. Anche se nella vita parlo sempre meno, mi occupo e appassiono di comunicazione. Potete conoscermi un po’ meglio attraverso i miei profili: professionale (https://www.linkedin.com/in/davidebattisti/) & privato (https://www.facebook.com/davidelo).